Presentazione a Palermo del libro “Riprendersi tutto” nella sede di CasaPound Italia

9 09 2011

Palermo, 9 settembre – Si terrà domani, alle ore 17.30, la presentazione del libro ”Riprendersi tutto. Le parole di CasaPound: 40 concetti per una rivoluzione in atto” di Adriano Scianca presso la sede palermitana dell’associazione di promozione sociale CasaPound Italia, in via Giano Vitale 33.

Oltre all’autore, interverranno Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, e lo scrittore e giornalistaGiovanni Tarantino. A seguire tavola rotonda sulle realtà non conformi giovanili con interventi di Francesco Vozza, responsabile provinciale di Cpi Palermo, Gaetano Fatuzzo dello Spazio Libero Cervantes di Catania eDavide Gentile, responsabile provinciale di Giovane Italia Palermo e consigliere dell’ VIII Circoscrizione.

“La presentazione di ‘Riprendiamoci tutto’, un saggio che riassume in 40 punti cardine la visione del mondo di CasaPound Italia, sarà un evento culturale ma anche un momento politico, un’occasione di confronto con altre realtà giovanili che non si arrendono ad un sistema socio-politico paralizzato, senza idee e senza progetti per il futuro – afferma Andrea La Barbera, coordinatore regionale di Cpi – Invitiamo perciò tutta la cittadinanza a partecipare e a prendere parte all’ampio dibattito che si terrà al termine degli interventi dei relatori nello spirito che identifica CasaPound, quello del libero confronto”.





10 settembre: Presentazione a Palermo del libro RIPRENDERSI TUTTO di Adriano Scianca

5 09 2011





Tavola Rotonda CPI Palermo: MISSIONI ALL’ESTERO

28 08 2011





«Riprendersi tutto»: la voce delle «idee senza parole»

21 06 2011

L’articolo sarà pubblicato in «Occidentale», giugno 2011.

In principio era la Carne. Poi, solo poi, venne il Verbo. Non si è partiti dalla Repubblica platonica, dallaBibbia o dal Capitale di Marx. Non si è partiti, cioè, da un’astratta teoria da rendere prassi. Niente di tutto ciò: prima nasce CasaPound, la sua azione metapoliticamitopoietica e politica, e dopo, allorché se ne è avvertito il bisogno, è uscito Riprendersi tutto di Adriano Scianca (SEB, pp. 381, € 20), che rappresenta sostanzialmente una «messa a punto», un’istantanea del percorso ideale del movimento casapoundiano. Questo libro infatti – ci tengo a precisarlo per i malevoli – non è assolutamente il prodotto dell’intellettuale illuminato e dell’ideologo prezzolato che tenta di dare una patina civile e rivoluzionaria ai barbari rozzi e reazionari, così come quest’opera non è – e questo lo dico ai pigri della mente e dello spirito – la cristallizzazione in Sacra Scrittura di un pensiero che, in quanto rivoluzionario, è invece dinamico e in costante divenire, che non è pertanto un fatto ma un incessante farsi.
Il grande merito dell’autore, in effetti, è stato quello di non rinunciare alla propria individualità e al proprio estro – come si evince dai tanti riferimenti dotti e puntuali (ma mai invadenti o supponenti) – e, al contempo, di rendere questo libro un’opera «corale», descrivendo cioè la Weltanschauung dei casapoundiani soprattutto con il ricorso alle interviste ai militanti, alle canzoni della musica non conforme e, talvolta, addirittura ad allegre chiacchierate al Cutty Sark dalla saggezza e dal sapore «etilico».
Una scelta felice, inoltre, si è rivelata la struttura del libro stesso, ossia la successione e la declinazione delle parole-chiave che illustrano questa singolare «rivoluzione in atto»: rivoluzione dello spirito, dellinguaggio e dell’azione. Si tratta di significanti abusati e distorti che, grazie all’afflato creatore dei suoi parlanti, assumono ora significati dall’eco così arcaica e al contempo così nuova, moderna, rivoluzionaria: è, in definitiva, un riappropriarsi dell’Origine (dell’archè, appunto) al fine di proiettarla, potenziata, nell’avvenire come progetto e missione, giacché «porsi in cammino verso l’origine significa andare avanti, non indietro; significa decidersi per un progetto che investe integralmente il nostro destino» (p. 196).
Il percorso di CasaPound infatti, ben descritto nel libro, è caratterizzato dall’uscita definitiva e senza troppi rimpianti dal ghetto del neofascismo sclerotizzato e sepolcrale; rappresenta la ricerca, in mare aperto su nave corsara, della propria origine: una ricerca che, però, è un continuo progredire verso il futuro, verso una nuova aurora. Se la destinazione è ignota, la rotta è nondimeno guidata da salde coordinate, lo sguardo è sempre fisso alla stella polare: non si naviga a vista, non si fa cabotaggio; la bussola non ha perso il suo magnete. La voce «fascismo», infatti, è un piccolo gioiello in cui l’autore ben illustra lo spirito ardente che fa pulsare il cuore delle tartarughe frecciate: uno spirito che ha una «dimensione estetica, simbolica, esistenziale, prima che politica», che è stile prima ancora di essere dottrina, che è fondazione e volontà storificante prima d’essere architettura statuale, che è «volontà di grandezza, di potenza, di bellezza, di eternità, di universalità» (p. 162). È, in definitiva, sogno vissuto e incarnato, mito mobilitante e in-formatore, giammai amministrazione meccanica.

Che in CasaPound convivano l’antico e il moderno, l’hic et nunc e l’eterno, d’altronde, lo si rileva già da un epiteto, attribuito loro da un giornalista, che ai casapoundiani non è mai dispiaciuto («fascisti del Terzo millennio»), così come dalla monumentale epigrafe marmorea in basso rilievo che si staglia imponente sopra il portone del nr. 8 di Via Napoleone III. Ed è proprio qui, nel marmo baciato dal sole, che si sconfigge la palude, è qui che l’aratro traccia il solco del destino e della storia, è qui che si fonda una civiltà, si crea un mito.
Ma sono veramente tante altre le voci che sorprenderanno coloro che poco o mal conoscono Cpi, quali ad esempio «cultura», «destra», «donna», «identità», «immaginario», «valori», ecc. Illustrando la visione del mondo della tartaruga frecciata, infatti, Scianca, con notevole acume, demolisce ad uno ad uno tanto i «viaggi mentali» del neofascismo terminale quanto gli stereotipi deformati e deformanti della vulgata antifascista. E soprattutto, oltre a bonificare questa venefica melma palustre, l’autore riesce nell’arduo compito di dar voce a queste spengleriane «idee senza parole». Idee che, prima di tutto, sono attiveaffermativepositive,creatrici (e quindi poetiche), sono idee lanciate all’assalto. Sono idee fatte di carne.
In principio era la Carne. «Incarnare»: questa è la parola d’ordine dell’etica casapoundiana. È incarnando il proprio mito e il proprio destino che si fa la storia, che si diventa – per dirla con Marinetti – «costruttori d’avvenire». È così che si è esempio, che si è rivoluzione.
Un esempio sui tanti? Parlando giusto poco tempo fa con una persona di grande cultura, ma purtroppo intrisa di radicalismo chic e salottiero, il discorso si era incentrato sull’italianità e sul sentimento d’unità nazionale (uno dei pilastri, cioè, del casapoundismo), e mi si diceva che gli italiani hanno una storia troppo diversificata che impedisce loro qualsiasi sintesi unitaria. In questo senso, mi si chiede che cosa fa CasaPound per realizzare l’unità morale della nazione, che cosa fa nell’hic et nunc. Al che espongo l’esperienza – tra l’altro abbastanza mediatizzata – di Poggio Picenze, ossia del progetto che assunse il significativo nome di «fratelli d’Italia»: Cpi in quell’occasione, infatti, non aiutò la popolazione terremotata in nome di un vago filantropismo, così come non si presentò ad essa per elargirle mortificanti elemosine. Le tartarughe frecciate erano lì, invece, per far sentire il proprio calore a un popolo che sentivano fratello, perché italiano, perché fatto della stessa carne e dello stesso sangue: l’Italia, in quel momento, si faceva lì, era lì. È qui, allora, che cadono gli alibi, che la supponente retorica fa posto al silenzio più eloquente, che lo sguardo, pocanzi altero e sicuro, si abbassa.
Ad ogni buon conto, Riprendersi tutto – oltre all’esposizione organica e allo stile piano e incalzante, che già di per sé lo rendono quanto mai prezioso e godibile – rappresenta a mio parere molto più di un libro, specialmente per i tanti militanti della tartaruga frecciata, perché in alcuni casi può disvelar loro in tutta chiarezza ciò che prima avevano capito e vissuto attraverso l’intuizione, la fascinazione e l’esperienza: più che di un semplice libro, infatti, si tratta di un’altra coordinata da aggiungere sulla bussola, di un punto di riferimento ulteriore per una consapevolezza a 360°, che – si badi bene – non deve trasformarsi né in un manuale d’istruzioni né in un Verbo rivelato, causando così tic e ricorsi autistici all’ipse dixit. PerchéRiprendersi tutto – ripeto – non è il punto di arrivo di una percorso, bensì solamente una tappa, un atollo a cui si è fatto scalo prima di salpare nuovamente verso altre acque e altri arrembaggi. Perché la rivoluzione ècontinua, è permanente: è, come recita il sottotitolo dell’opera stessa, una «rivoluzione in atto».




Arriva “Riprendersi tutto” di Adriano Scianca

12 05 2011

Riprendersi tutto
Le parole di CasaPound: 40 concetti per una rivoluzione in atto

Introduzione di Flavio Nardi
Postfazione di Gianluca Iannone

Società Editrice Barbarossa
Milano 2011
Pp. 381, Euro 20.00

Sommario:

Introduzione: Il senso e la visione
di Flavio Nardi

Parlare la bellezza terribile

Le parole:

Anarchia – Antifascismo – Arte – Azione – Casa – Comunità – Corpo – Cultura – Decisione –  Destra – Diverso – Donna – Dono – Ebreo – Eroe – Fascismo – Giovinezza – Guerra – Identità – Immaginario – Impero – Italia – Libertà – Marmo – Modernità – Morte – Natura – Occupazione – Onore – Ragione – Simbolo – Sorriso – Spirito – Stile – Tradizione – Usura – Valori – Violenza – Vita – Vittoria

Appendice 1:
I libri di CasaPound

Appendice 2:
I numi tutelari

Postfazione: Per la Santa Teppa
di Gialuca Iannone

Presentazione sabato 14 maggio, Area 19, ore 18.30, salvo terremoti

postato da: BascoNero89 alle ore 09:44 | Permalink commenti 




11 marzo a Palermo – Proiezione di FIGHT CLUB

3 03 2011





25 febbraio: Proiezione di Fahrenheit 451

17 02 2011





14/01 – “Camerata Corto Maltese” – CASAPOVND

29 12 2010





Resoconto della presentazione del libro di poesie “Dove il fuoco scorre” ad Area Ardita

23 04 2010

Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione di un libro sulla mafia nella sala di una libreria nel quartiere bene di Palermo. Per quanto l’argomento fosse interessante sono stato presto colpito da un attacco di sonno irresistibile che mi ha portato ad uscire per qualche minuto per riprendere il controllo dei sensi. Fumando la mia sigaretta e osservando da fuori la libreria illuminata, ho riflettuto sul perchè tutta quella gente non era stata anch’essa improvvisamente carezzata da Morfeo. Ho cominciato a guardarli meglio e per farlo mi sono avvicinato alla vetrina dove erano esposti una serie di libri di personaggi sconosciuti ai più. Nonostante i titoli, spesso non-sense, sembrava che fossero tutti composti da troppe pagine. Ho ricollegato quasi all’istante la sensazione che avevo avuto leggendo pochi giorni prima Accanto alla tigre di Lorenzo Pavolini, nipote del gerarca fascista ucciso dai partigiani nel ’45. Dico la verità, non mi era piaciuto per via del suo scriversi addosso, non avevo trovato interessante l’elenco delle sue preoccupazioni, il suo far finta di non capire i militanti di quell’occupazione di estremo centro alto che si chiama CasaPound dove tutto sembra scorrere verso orizzonti diversi e spesso inaccettabili. Da lui, s’intende! Attraverso quella vetrina osservavo i vestiti della gente e potevo notare come fossero un po’ diversi da quelli che mi capitava di incontrare per strada lungo l’arco della giornata. Qualcuno aveva una keffiah e sotto un bel vestito freak, più in là ho notato una signora coi capelli bianchi corti e i pantaloni, e di lato dei signori con la giacca a costine, il jeans e la barba un po’ incolta. Il tetto della libreria era caratterizzato da decorazioni floreali molto eleganti, era stata probabilmente una casa borghese di molti anni fa, quando ancora si usava chiamare qualche artista per abbellire le proprie stanze. La libreria era piccola, la gente tanta e si faticava a vedere l’autore che presentava il suo libro. Le sue parole erano preoccupate e indignate e i partecipanti ogni tanto accennavano col capo per dargli ragione quando il tipo spalancava gli occhi per sottolineare l’importanza di ciò che stava dicendo. Finita la sigaretta sono subito rientrato e mentre aspettavo che al banco del rinfresco mi si versasse nel bicchiere di plastica trasparente un po’ di buon vino, sono stato come fulminato.

Cominciavo a sentire un odore pesante, probabilmente dovuto al fatto che là dentro l’aria non circolava più di tanto. Ma è stato proprio quell’odore a donarmi una visione più completa di un puzzle che in poco tempo avevo cercato, quasi involontariamente, di montare. Quanto era necessaria e produttiva la cultura promossa all’interno di quella libreria radical-chic? Ho sempre creduto che la cultura fosse qualcosa di dinamico, qualcosa che potesse essere d’ispirazione per un’autoelevazione spirituale. In un’epoca buia come la nostra risulta sempre più indispensabile una cultura militante come nuovo modello di impegno destinato a superare il concetto di cultura tipico dell’epoca liberale, immobile e priva di passione. Mi rimbombava nella mente una frase di Augusto Del Noce che nel ’45 auspicava la diffusione di “una cultura che trasforma contro la cultura che consola”.

Oggi va di moda il piangersi addosso, il lamentarsi continuamente della crisi, il cercare la strega da mettere al rogo per allontanare il male che ci attanaglia, i problemi esistenziali da esorcizzare parlando di se stessi in centinaia di pagine perfettamente inutili.
Insomma, ho pensato che chi si interessa di cultura nel 2010, è un pericoloso potenziale depresso patologico che per frustrazione cerca continuamente di far marcire dentro anche chi gli sta intorno.
No, non era un posto per me, me ne sono andato presto da quella libreria e pensavo a come sarebbe stata un’altra presentazione, quella del libro di poesie di tre ragazzi appena ventenni che sarebbero venuti a giorni a Palermo senza alcuna presunzione di sentirsi i nuovi D’Annunzio o Marinetti, ma con la voglia di contribuire alla crescita di un mondo diverso da quello che avevo visto poco fa, spingendo i giovani non conformi palermitani all’azione istantanea e risoluta, in branco, per lottare contro il buio della stagione in cui viviamo, tenendo vivo il fuoco che scorre dentro ciascuno di noi.
Venerdì pomeriggio, alla presentazione del libro “Dove il fuoco scorre: Poesia a tre voci” scritto a sei mani da Massimiliano Aci, Livio Mario Cortese e Daniela Abate, la sala di Area Ardita era gremita di giovani partecipanti, l’età media era molto bassa e ognuna di quelle facce ogni giorno doveva lottare per difendere la propria visione del mondo a scuola, all’università o sul posto di lavoro. Erano tutti molto attenti, seguivano con interesse, applaudivano dopo la lettura di ogni poesia e alla fine della presentazione si è generato pure un interessante dibattito che verteva su un tema inquietante: chi non voleva la diffusione di una cultura non conforme al pensiero unico dominante. Chi ha paura di noi? Chi ha deciso che una canzone deve parlare solo di amori perduti, una poesia della propria crisi esistenziale, un libro di volgari diffamazioni, un film di genitori che litigano e poi divorziano. Qui contra nos? In fondo, a pensarci bene, anche se nell’arco di un’intera vita non riuscissimo ad individuare con precisione il regista occulto delle miserie umane che ci circondano, cosa importa? Provando, forse invano, a cambiare il frammento di mondo in cui viviamo finiremo comunque per migliorare noi stessi, e avremo vinto. Ancora una volta!

A. La Barbera





Palermo: Tavola rotonda sulla banche, CasaPound, Giovani Socialisti e Gioventù Italiana al confronto

21 04 2010

Palermo, 21 aprile 2010 – “Giovedì 22 aprile, presso lo Spazio Area Ardita di via Tevere 4, si svolgerà alle 17.30 una tavola rotonda dal titolo ‘la tua banca è in-differente?’ a cui parteciperanno i dirigenti locali di CasaPound Italia, dei Giovani Socialisti e di Gioventù Italiana”. Lo annuncia Andrea La Barbera, responsabile palermitano dell’associazione CasaPound Italia.

“Lo Spazio Area Ardita è un luogo di confronto aperto a tutti coloro che vogliono discutere i temi caldi d’attualità a prescindere dalle appartenenze politiche” – afferma Andrea La Barbera – “Insieme discuteremo sul ruolo delle banche nella crisi che ha coinvolto le economie degli stati di tutto il pianeta, ponendoci quesiti sul cosiddetto credit crunch fino ad approfondire il tema del signoraggio”.
“Mentre noi preferiamo discutere di temi importanti e di attualità c’è chi invece in questi giorni sta tentando di far ricadere la città in un clima di odio politico fuori tempo massimo” – conclude  Andrea Barbera -  “Il nostro impegno per evitare il ritorno di una sorta di revival degli anni ’70 è al massimo e costituisce un precedente che nei prossimi mesi avrà un interessante seguito con la presenza a nuovi incontri di altri esponenti della parte politica opposta”.








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