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Campetto Urso: CasaPound Italia sul Giornale di Sicilia
28 09 2011Commenti : Lascia un commento »
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Intervista a Cpi Palermo
28 07 2011
Me ne frego del politically correct!
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“Fascisti del terzo millennio” quelli di CasaPound, così un giornalista li ha definiti. Per curiosità sono andato a trovarli, perché odio la politica buonista ed imbellettata che di questi tempi si respira in Italia. Un grande box, niente graffiti una scrivania scarna e qualche bandiera del loro movimento, nel cuore del quartiere noce. Ho incontrato dei ragazzi disponibili al dialogo, che ragionano con la testa e con il cuore, ambientalisti, a favore dei pacs per gli omosessuali, tutt’altro che xenofobi, innamorati della propria terra ma rispettosi anche di chi , straniero, non ha nulla, il centro sociale di destra CasaPound Palermo offre dopo scuola e corsi disegno gratuiti per tutti i bambini del quartiere, un ragazzone con la faccia da duro mi porge un disegno infantile di una moschea, mentre parlo di politica con il loro rappresentante Andrea La Barbera, un ragazzo pacato ed autoironico “i manganelli e la sala torture sono di là” mi dice, mentre mi racconta il loro fascismo remix. Ecco qualche domanda e qualche risposta per chiarirvi le idee su chi “se ne frega!” del politically correct. Per chi è curioso può andare personalmente a CasaPound Palermo e farsi dare un esaustivo opuscolo.
Il vostro movimento crede nella democrazia?
Se per democrazia si vuole intendere un’autentica partecipazione del popolo alla vita politica e civile della Nazione, allora si, siamo i più democratici di tutti. Se invece intendiamo, come è oggi, un sistema che livella le idee ed esalta i mediocri alla guida della Nazione allora no.
Che ne pensate del calo demografico che ormai in Italia è un dato sempre più scontato?
Le cause del calo demografico italiano sono essenzialmente due: una economica che vede le famiglie affrontare enormi problemi come la mancanza di lavoro, salari troppo bassi, l’impossibilità di avere una casa di proprietà e quindi di poter dare un futuro sereno ai propri figli. L’altra causa invece è il sovvertimento dei valori causato dal materialismo imperante che non ci fa vedere più la prole come una ricchezza, magari l’unica che possediamo, ma piuttosto come un grosso guaio.
Vi battete contro le corse dei cavalli clandestine a Palermo siete gli unici a denunciare questa situazione apertamente, come procede?
Ogni giorno capita a qualcuno di assistere ad una corsa clandestina tra le strade della città e il pensare che per fermare tutto questo basterebbe modificare il Codice della Strada vietando l’utilizzo dei calesse da corsa ci fa imbestialire. Eppure dietro le corse vi è un enorme giro di scommesse che alimenta la criminalità organizzata che oltre a maltrattare quei poveri cavalli drogandoli per vincere le gare, quando poi non servono più li macellano e rivendono la loro carne spacciandola come di qualità. La gente è, ovviamente sensibile al problema, i media potrebbero dare un maggiore spazio a chi tenta di metterlo in risalto, ma il silenzio scandaloso delle istituzioni finisce inevitabilmente per rendere i nostri governanti complici della mafia.
La casa è un tema fondamentale a Palermo ed in Italia e lo è anche per voi, visto che il vostro simbolo, una tartaruga, la casa se la porta sempre dietro, siete contro l’affitto ma voi l’affitto lo pagate, mi dite la vostra soluzione al problema casa?
Il diritto alla casa è il diritto a pagare per vivere, e questo non è un diritto ma un dovere, un obbligo, un imposizione. In questi anni ci hanno convinto che vivere in affitto è una conquista, un punto di arrivo, ma non è così perchè l’affitto è vera e propria usura e con usura, citando Ezra Pound, “nessuno ha una solida casa”. CasaPound è, quindi, per il diritto alla PROPRIETA’ della casa garantito dal MUTUO SOCIALE, ovvero: la costruzione diretta da parte dello Stato su terreni pubblici, di case e quartieri da vendere a prezzo di costo alle famiglie non proprietarie a rate mensili non superiori al quinto del reddito, senza passare per il cappio delle banche.
Vi ho visto molto preparati sulla vostra storia, parlate un italiano corretto ed avete modi gentili, il vostro movimento è di estrazione borghese o c’è anche una radice popolare, insomma chi vi compra le bandiere, papà?
Un movimento di ispirazione fascista come il nostro è ovviamente interclassista e da noi puoi trovare l’operaio e il panettiere accanto all’avvocato e al medico. Il bene a cui tendiamo è comune e non è finalizzato alla punizione di chi nella vita ha avuto la fortuna di poter studiare e ottenere uno stipendio migliore. In pratica siamo l’esatto opposto di chi si veste trasandato per sembrare più proletario ma poi lo vedi uscire dalla propria casa in via Libertà. CasaPound si finanzia con piccole collette, con i soldi provenienti dal 5×1000 e dai nostri negozi e pub che abbiamo aperto in giro per l’italia, nonchè con il ricavato di iniziative culturali come i concerti.
Lottate contro la globalizzazione ed il mercato-usura, siete per la socializzazione delle imprese, mi spiegate questo punto?
Alla dittatura del Capitale e alla dittatura del Proletariato noi opponiamo la trasformazione sociale dell’economia nella quale la proprietà dei mezzi di produzione non è esclusiva del capitalista ma è partecipata con i lavoratori impiegati nell’azienda. La socializzazione delle imprese ha i suoi prodromi nella Carta del Carnaro promulgata a Fiume nel 1920 ma è solo durante la Repubblica Sociale Italiana che l’idea venne sviluppata definitivamente grazie anche a Nicola Bombacci, uno dei principali fondatori del partito comunista italiano, che vestì la camicia nera nel 1943 convinto ormai che l’unico vero socialismo possibile fosse quello di Mussolini.
La vostra prossima iniziativa pare che sia quella di rimettere a posto un campetto da gioco per i bambini mi parlate di questo progetto?
Abbiamo deciso di aprire la sede in un quartiere popolare per renderci utili il più possibile alla nostra gente. Questo mese abbiamo aperto un corso di disegno gratuito per i bambini sotto i 12 anni e da settembre partirà anche il doposcuola. Per i ragazzi più grandi invece abbiamo in progetto di sistemare a breve un campo di calcio abbandonato al degrado in modo da permettere l’organizzazione di tornei e al tempo stesso di favorire una maggiore socializzazione tra i giovani del quartiere.
Che idea avete dei giovani palermitani?
I giovani palermitani non sono molto diversi da quelli di altre città. C’è molta disillusione per quanto riguarda la politica e ancora peggio si sta perdendo quasi del tutto il senso di appartenenza ad un’identità comune. Questo sfaldamento del tessuto nazionale è molto pericoloso perchè al bene comune si contrappone solamente l’ognun-per-se-e-dio-per-tutti. E’ proprio questo che CasaPound a Palermo sta cercando di contrastare dimostrando che il solidarismo nazionale è l’unica soluzione alla maggior parte dei problemi che attanagliano non solo la nostra città ma l’intera Nazione.
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Articolo di “Centonove” su CasaPound Palermo (in edicola ora!)
19 03 2011Commenti : Lascia un commento »
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Articolo di La Repubblica sui fatti di Ciro’s: la solidarietà di CasaPound
4 03 2010Commenti : Lascia un commento »
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Ex Cereria: CasaPound sul Quotidiano di Sicilia
21 02 2010
Palermo – Amianto a due passi da un asilo la rimozione attesa da vent’anni
di Luca Insalaco
Lastre ora divelte ora con ampi squarci e pertanto estremamente nocive per la salute umana. Grandi quantità di materiale pericoloso nell’ex cereria Gange, in via Marinai Alliata
PALERMO – Una bomba a orologeria. Così si presenta l’ex cereria Gange, in via Marinai Alliata. La struttura versa in totale stato di degrado ormai da un ventennio e con essa anche l’eternit che in grandi quantità si trova nell’area. Lastre ora divelte ora con ampi squarci, e pertanto estremamente nocive per la salute umana.
“Le polveri sprigionate dalle superfici di eternit danneggiate sono un grave pericolo per gli abitanti del quartiere, in particolare l’asilo alle spalle dell’ex cereria espone i bambini al rischio di contrarre malattie importanti già fin dalla tenera età”. Questa la denuncia di Andrea La Barbera, portavoce palermitano di CasaPound, che accusa le istituzioni “colpevoli di non aver dimostrato alcun interesse nonostante la gravità della situazione”.
“Ci chiediamo soltanto – osserva La Barbera – come mai un tempo per costruire le città bastavano pochi anni, mentre per rimuovere dell’amianto da un edificio oggi dobbiamo aspettare decenni”.
In Italia l’uso dell’amianto è bandito dal 1992 (Legge n. 257 del 27 marzo 1992) e dal 1993 ne è stata vietata l’importazione, l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione. Tracce di asbesto sono però rinvenibili in molte abitazioni ed edifici pubblici. La sua nocività per la salute umana deriva dalle dimensioni infinitesimali delle sue fibre (una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano) che le rendono impercettibili, nonché dall’estrema volatilità che si traduce in facile inalabilità. Le polveri di asbesto, tuttavia, se respirate, possono determinare danni gravi, spesso irreversibili, principalmente a carico delle vie respiratorie e patologie come l’asbestosi, il cancro polmonare, ed il mesotelioma. Malattie il cui periodo di incubazione può raggiungere anche i trent’anni. Dal 1998 al 2009 i morti per patologie legate all’amianto in Sicilia sono stati 692 e circa un terzo si sono verificati a Palermo, la terza città italiana per numero di vittime dopo Genova e Torino.
Proprio per la loro pericolosità i materiali contenenti amianto non possono essere movimentati da semplici netturbini, ma da personale altamente qualificato. Nel capoluogo, l’Amia si è finora avvalsa dei servizi di una società esterna specializzata, che ha provveduto a bonificare i siti indicati di volta in volta, previa autorizzazione dell’ex Ausl.
E una ditta esterna è stata incaricata di ripulire anche l’area adiacente a via Macello, a Brancaccio, abbandonata al degrado e sommersa da rifiuti speciali e pericolosi, fra i quali l’amianto. Nei giorni scorsi il sindaco Diego Cammarata e l’assessore all’Ambiente, Mario Parlavecchio, hanno effettuato un sopralluogo, avviando la bonifica del sito. Il costo dell’intervento – che si concluderà in settanta giorni – è di 95 mila euro. Rimossi i rifiuti, l’area verrà riqualificata e resa fruibile ai cittadini.
Articolo pubblicato il 20 febbraio 2010
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Per Borsellino sfila la “Meglio Gioventù”
21 07 2009
di Antonio Rapisarda (da Il Secolo d’Italia, 21/07/2009)
Insidia dell’indifferenza, l’ha chiamata qualcuno. Mancanza dello Stato, ha denunciato qualcun altro. Il giorno dopo le manifestazioni in ricordo di Paolo Borsellino, a sentire certa stampa e alcune dichiarazioni sembra che nel capoluogo siciliano sia calato il sipario sulla strage che nel 1992 in via D’Amelio ha visto cadere il giudice insieme agli uomini della sua scorta. Ma a vedere i numeri e la partecipazione alla fiaccolata organizzata dal “Forum 19 luglio” che sotto il coordinamento di Azione Giovani ha visto sfilare domenica sotto la casa del giudice più di quaranta sigle e mille persone sembra che quella siciliana sia tutt’altro che una generazione rassegnata o figlia di una società civile assente. In nome di Paolo Borsellino e dell’unità generazionale, insomma, la giovane destra siciliana si è non solo ritrovata assieme ai ragazzi delle altre realtà del centrodestra ma anche con esponenti della società civile e dall’associazionismo di sinistra, ma ha inteso porre un nuovo cliché di lotta alla mafia: quello non targato dall’ideologia e dalla logica dell’appartenenza.
E se i giovani hanno fatto la propria parte, anche le istituzioni non sono mancate. Se è vero che a guidare la manifestazione è stata Giorgia Meloni, ministro della Gioventù: «Il segreto del successo della fiaccolata? È una manifestazione radicata nella coscienza civile di Palermo. Ma soprattutto è un’iniziativa che per tradizione include e non esclude chi vuole fare lotta alla mafia». Sulle polemiche che hanno accompagnato le manifestazioni ufficiali, il ministro preferisce insistere su un fatto: «Ci sono dei momenti – come quello del ricordo di Borsellino – dove dovremmo essere tutti d’accordo e non utilizzare un anniversario del genere per alimentare polemiche». Tra le mille fiaccole vi era anche un altro rappresentante delle istituzioni come Fabio Granata, deputato del Pdl e membro della Commissione nazionale antimafia, che ha spiegato come «è stata una manifestazione bellissima, piena di giovani e di tanti cittadini. Iniziata, poi, con il gesto significativo della visita che abbiamo ricevuto dai due famigliari del giudice, Lucia e Salvatore». Sul fronte dei nuovi scenari relativi all’inchiesta, secondo Granata «bisogna continuare ad accertare tutto quello che di nuovo sta emergendo, sentendo tutti quelli che sono coinvolti, anche Ciancimino. Non bisogna avere paura di rovesciare altarini». Sul perché della massiccia partecipazione alla fiaccolata, il deputato siciliano ha spiegato come «è il segno che non è vero che questi ragazzi soffrono di un’identità fragile. Tutt’altro: soprattutto quando si parla di un simbolo positivo come Paolo Borsellino».
È Mauro La Mantia, coordinatore di Azione Giovani nonché uno dei promotori del Forum, a spiegarci il perché del radicamento dell’iniziativa: «Della nostra manifestazione è condiviso lo spirito: non è l’occasione per attacchi o rivendicazioni politiche. Ma al centro vi è il ricordo, silenzioso, di questo eroe contemporaneo: quello che vogliamo, insomma, è che ciascuno per questo si faccia un esame di coscienza. Un ricordo che noi abbiamo sempre voluto allargare a tutti». Proprio sull’apertura e sulla capacità della destra giovanile di fare rete sul tema dell’antimafia per La Mantia si coglie «il segno di un cambiamento, di una maturazione di tutto un ambiente che ha deciso di mettere da parte le appartenenze per celebrare un uomo che ha dimostrato come si possano incarnare i nostri valori nella quotidianità». E a questi giovani Salvatore Borsellino, fratello del giudice scomparso, non ha fatto mancare il proprio apprezzamento: «Sono andato a salutarli di persona, perché è significativo che ogni anno questi ragazzi si riuniscano dietro lo striscione “Paolo è vivo”».
Tanti le delegazioni presenti alla fiaccolata: dai giovani dell’Udc agli autonomisti junior del Mpa, dai sindacalisti dell’Ugl, ai giovani socialisti di centrosinistra. «Questo è il merito degli organizzatori – ha affermato Gabriele Vitale, responsabile palermitano dei giovani di Forza Italia – Hanno saputo da sempre coinvolgere la cittadinanza senza far pesare la propria appartenenza politica. Per questo molta gente comune si unisce spontaneamente ogni anno al corteo».
Anche le realtà “non conformi” siciliane hanno aderito con convinzione all’appello del Forum 19 luglio. Da Catania, ad esempio, sono giunti in quaranta. Fernando Adonia, studente universitario e portavoce dello Spazio Cervantes, ha spiegato che il successo della manifestazione è il segno che «bisogna abbattere i vecchi bastioni e dar forza a quelle energie positive – e ce ne sono – che vogliono risollevare lo spessore morale e culturale di questa terra. Credo che questo sia una momento propizio e i tanti giovani in piazza sono stati una risposta credibile». Alle accuse di immobilismo rivolte ai giovani siciliani Adonia ha risposto poi che «proprio da destra si deve costruire una cultura, un movimento dinamico, che si esprima in contrasto con le vecchie parole d’ordine di una certa sinistra, che vede nella Sicilia una terra incapace di risolvere da sé i propri drammi. La manifestazione, insomma, è stata la risposta di chi sceglie di agire a prescindere dalle istituzioni». Per Andrea La Barbera infine, responsabile di Casapound Palermo, è in nome di un superamento delle appartenenze che va interpretata la sfida generazionale alla mafia: «Questa manifestazione nasce con la volontà di far incontrare chi si oppone al potere mafioso. Perché bisogna ribadire che il luogo comune che l’antimafia appartenga alla sinistra è ormai finito». E che ciò avvenga nel nome del giudice palermitano per i giovani di Casapound è doveroso: «Perché per noi Paolo Borsellino continua a rappresentare una certa idea di eroe nazionale: un uomo che, sapendo di dover morire, non ha mai smesso un attimo di compiere il proprio dovere. Come uomo e come cittadino».
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